Defaticamento: una componente essenziale dell’allenamento

Torino – In molte discipline sportive, gli atleti, terminato il carico di lavoro giornaliero, non si dirigono subito verso gli spogliatoi, dove li attende una meritata doccia calda, ma svolgono diversi lavori a ritmo blando, di solito non troppo lunghi, che prendono il nome di “defaticamento”. L’atletica e il podismo non fanno eccezione, tanto che anche atleti del calibro di Galen Rupp, celebre mezzofondista americano, pur svolgendo frequenti sessioni di crioterapia, non rinuncia a fare qualche giro di campo a ritmo blando, magari scalzo sull’erba della parte interna dello stadio. Non mancano, tuttavia, i critici di questo tipo di allenamento: i grandi mezzofondisti della scuola italiana di Palermo, cresciuti da Gaspare Polizzi, raramente svolgono sessioni di defaticamento.

É incredibile che anche a livelli così alti esistano due scuole di pensiero diametralmente opposte riguardo un lavoro. In ogni caso, questa mancanza di chiarezza nuoce soprattutto ai podisti amatori che, desiderosi di imitare i grandi campioni, finiscono per commettere dei colossali errori (la crioterapia, per esempio, può servire solo a professionisti che sottopongono i loro fisici a stress veramente importanti). Molti, infatti, si chiedono se sia meglio svolgere il defaticamento per migliorare la capacità di recupero (smaltendo quelle “fatiche” cui il fisico viene sottoposto in allenamento ) oppur non svolgerlo, per evitare che l’allenamento risulti meno incisivo.

Il nostro consiglio é quello di svolgere sempre il riscaldamento. Molto spesso, infatti, non svolgerlo puó comportare effetti negativi, quali la difficoltà di recuperare (i recuperi sono fondamentali soprattutto quando ci si prepara per obiettivi specifici) e un eccessivo accumulo di acido lattico nei muscoli. Al contrario, chi svolge una seduta di defaticamento riesce a rilassare corpo e mente dopo l’allenamento, aumentando i benefici psico-fisici dell’attività. Per quanto riguarda le quantità, é giusto ricordare che il defaticamento non deve essere un lavoro troppo lungo: sono sufficienti dieci-quindici minuti, oppure due chilometri per essere aiutati dal defaticamento. Svolgere alcuni esercizi di stretching puó essere utile, soprattutto d’inverno, ma devono essere molto basici è sempre abbinati ad una piccola frazione di corsa blanda.

Tutti gli allenatori, dunque, dovrebbero far svolgere ai loro podisti delle sessioni di defaticamento. Prima, però, sarebbe necessario promuovere una vera e propria “cultura del defaticamento”, che dovrebbe essere considerato parte a tutti gli effetti dell’allenamento. Un buon defaticamento, dunque, rappresenta il completamento ideale dell’attività svolta in un buon allenamento. Donato D’Auria